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Prada cresce mentre il lusso rallenta: cosa raccontano davvero i primi sei mesi del 2026

Prada supera i 3 miliardi di euro di ricavi nel primo semestre del 2026 e raggiunge il ventiduesimo trimestre consecutivo di crescita organica. Il dato arriva mentre buona parte dell’industria continua a discutere di rallentamento, consumatori più selettivi e strategie di rilancio. Qui il lessico cambia: non resistenza, ma avanzamento. I ricavi netti del Gruppo toccano 3,048 miliardi di euro, con una crescita dell’11% a cambi correnti e del 16% a cambi costanti. Escludendo Versace, acquisita nel dicembre 2025, l’incremento organico si attesta al 5%.

La distinzione è decisiva. Il +16% fotografa il progresso neutralizzando l’effetto valutario e includendo Versace; il +5% misura invece la salute del perimetro storico. Due velocità diverse, entrambe positive, che impediscono di attribuire l’intero salto dimensionale alla nuova arrivata. Nel secondo trimestre la crescita organica sale al 7%, segnalando un’accelerazione rispetto all’avvio dell’anno nonostante il conflitto in Medio Oriente e un mercato ancora irregolare.

Prada torna a correre

Il marchio Prada registra vendite retail in aumento del 3% nel semestre, ma il dato più rilevante è quello del secondo trimestre: +6%, sostenuto dalle vendite a prezzo pieno e dalla crescita like-for-like. È il risultato di una strategia che ha evitato sia la saturazione del prodotto virale sia il ripiegamento conservativo sull’archivio.

La maison continua a lavorare per stratificazione. Le collezioni di Miuccia Prada e Raf Simons alternano costruzioni volutamente imperfette, capi dall’apparenza consumata, uniformi borghesi disinnescate e accessori progettati per durare oltre una singola stagione digitale. Parallelamente, il marchio amplia il proprio territorio attraverso Prada Mode, Prada Frames, il progetto per le tute spaziali di nuova generazione di Axiom Space e la trasformazione della storica Galleria di Milano in una destinazione dedicata a retail, ospitalità e cultura.

 

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Il prodotto resta centrale, ma viene inserito in un sistema che rende Prada più difficile da sostituire. Non si compra soltanto una borsa riconoscibile: si entra in un universo capace di muoversi tra moda, cinema, architettura, ricerca sui materiali e cultura contemporanea senza disperdere la propria identità. Il Gruppo attribuisce infatti la crescita del secondo trimestre a un’offerta dinamica in tutte le categorie, affiancata da investimenti in retail e comunicazione.

Miu Miu rallenta, ma il confronto parte dal +40%

Dopo stagioni di espansione eccezionale, Miu Miu chiude il semestre con vendite retail in crescita del 3%. Chiamarla frenata è corretto soltanto se si ricorda da quale velocità proviene: nel secondo trimestre del 2025 il marchio aveva registrato un aumento del 40%, creando una base di confronto difficilmente replicabile.

La normalizzazione non coincide quindi con una perdita di desiderabilità. Miu Miu continua a occupare una posizione culturale precisa, costruita attraverso casting, campagne, collaborazioni e oggetti capaci di anticipare il mercato. Dai mocassini alle ballerine, dalle microgonne alle sneaker New Balance, il brand ha dimostrato di saper trasformare prodotti apparentemente familiari in indicatori immediati del presente.

Il rischio, dopo anni di crescita vertiginosa, sarebbe moltiplicare l’offerta fino a indebolire il codice. La strategia scelta appare opposta: controllare la distribuzione, elevare il retail e mantenere una forte coerenza editoriale, anche a costo di percentuali meno spettacolari. Il rallentamento è inoltre accentuato dall’esposizione al Medio Oriente, area nella quale le vendite del Gruppo sono diminuite del 29% a cambi correnti.

Le Americhe diventano il nuovo acceleratore

La geografia dei risultati mostra uno spostamento evidente. Le Americhe crescono del 30% a cambi correnti e del 37% a cambi costanti, con un progresso organico del 17%. L’Asia Pacifico avanza del 15% a cambi costanti, mentre il Giappone cresce del 6% sulla stessa base ma arretra del 7% a cambi correnti per effetto delle oscillazioni valutarie. L’Europa guadagna il 5% a cambi costanti, pur registrando un calo organico del 4%.

Questi dati raccontano un mercato meno dipendente da un solo motore. La ripresa della domanda americana e il miglioramento asiatico alleggeriscono il peso della debolezza europea e mediorientale. Anche LVMH ha indicato negli Stati Uniti e nell’Asia, escluso il Giappone, le aree più dinamiche del proprio semestre, chiuso con 38,6 miliardi di euro di ricavi e una crescita organica del 3% nel secondo trimestre. LVMH conferma quindi una traiettoria più ampia: nel 2026 il lusso torna a crescere soprattutto dove la domanda locale sostituisce il turismo come forza propulsiva.

 

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Versace pesa sui margini e prepara il riposizionamento

Versace contribuisce per 305 milioni di euro ai ricavi semestrali e porta la quota complessiva oltre la soglia dei tre miliardi. L’integrazione, tuttavia, modifica la redditività: l’EBIT adjusted scende dai 619 milioni del primo semestre 2025 a 530 milioni, con un margine passato dal 22,6% al 17,4%. Su base organica la marginalità rimane stabile; la contrazione deriva soprattutto dall’inclusione di Versace e dall’impatto valutario.

È il costo iniziale di un’acquisizione che non può essere letta su sei mesi. Pieter Mulier è entrato ufficialmente in Versace il 1° luglio 2026 e dovrà ricostruire posizionamento, qualità delle vendite e desiderabilità senza ridurre la maison a una sequenza di codici Medusa. Intanto il Gruppo interviene sull’esecuzione retail, seleziona la rete distributiva e riduce i punti vendita meno strategici. Prima della nuova immagine viene rimessa in ordine l’infrastruttura che dovrà sostenerla.

Il quadro finanziario resta solido ma segnala l’entità della trasformazione: utile netto a 327 milioni di euro, investimenti per 247 milioni, dividendi per 403 milioni e indebitamento netto di 693 milioni. Il retail genera l’86% dei ricavi, il wholesale il 10% e le royalties il restante 4%. I risultati ufficiali del Gruppo mostrano così una crescita meno dipendente dal singolo fenomeno e più complessa da governare. Prada accelera, Miu Miu entra nella fase della maturità e Versace assorbe risorse prima ancora di mostrare la propria nuova forma. Il semestre non celebra una formula già riuscita: espone con precisione l’architettura del prossimo Gruppo Prada.

Daniele Conforti