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Pierpaolo Piccioli riscrive l’Haute Couture: la borsa da giorno conquista la passerella

Per anni l’Haute Couture ha considerato la borsa quasi un elemento accessorio, un dettaglio da ridurre al minimo. Pochette gioiello, clutch scultoree o, più spesso, nessuna borsa. Poi arriva Pierpaolo Piccioli e ribalta il tavolo. La sua prima collezione Haute Couture per Balenciaga, presentata a Parigi per l’Autunno/Inverno 2026-2027, non si limita a inaugurare una nuova direzione creativa: introduce un’idea destinata a far discutere. La borsa da giorno può appartenere al linguaggio della couture, purché venga reinterpretata con la stessa ossessione artigianale riservata agli abiti. Una presa di posizione che arriva mentre il dibattito sul ruolo delle it bag fuori dagli orari “consentiti” continua a dividere appassionati e addetti ai lavori.

La polemica nata su TikTok diventa una questione di stile

Tutto nasce lontano dalle passerelle. Nell’autunno del 2025 un video pubblicato su TikTok scatena una delle discussioni più accese della moda contemporanea. La protagonista è la Birkin di Hermès, accusata di essere esclusivamente una borsa destinata al giorno. Secondo quella teoria, portarla a cena o a un matrimonio significherebbe comunicare di non possedere un’altra borsa elegante.

Il dibattito esplode rapidamente, raccogliendo milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti. Da una parte chi sostiene che ogni accessorio debba rispettare un preciso dress code; dall’altra chi rivendica il diritto di utilizzare un investimento da oltre 10.000 euro senza sottostare a regole arbitrarie. La discussione, apparentemente frivola, tocca in realtà uno dei temi centrali del lusso contemporaneo: chi decide oggi cosa è appropriato indossare e quando?

Piccioli sembra offrire una risposta netta. Non attraverso un’intervista o una dichiarazione, ma con un gesto creativo che parla molto più forte.

La Le City Bag entra nell’universo dell’Alta Moda

Tra i look della sfilata Balenciaga spiccano due silhouette accompagnate dalla storica Le City Bag. Non una versione aggiornata, non un semplice restyling, ma una trasformazione radicale.

L’accessorio ideato nel 2001 da Nicolas Ghesquière, una delle borse più influenti degli ultimi venticinque anni, viene completamente rivestito da 40.000 cristalli Swarovski, realizzati in una preziosa rete metallica color argento e oro rosa. È un intervento che conserva intatta l’identità della City Bag ma ne altera completamente la percezione. Non è più soltanto una compagna quotidiana: diventa un oggetto couture.

Il messaggio è evidente. Non esistono categorie rigide tra accessori da giorno e da sera. Esistono soltanto interpretazioni capaci di modificare il significato di un oggetto.

Piccioli cambia il codice della couture senza rinnegarne la storia

Chi conosce il lavoro di Pierpaolo Piccioli sa che il suo approccio raramente passa dalla provocazione fine a sé stessa. Anche in Balenciaga il designer sceglie una strada diversa. Non cancella il patrimonio della maison, ma lo attraversa con uno sguardo personale.

Durante l’anteprima della collezione aveva spiegato di non essere interessato a “onorare” la storia del marchio nel senso più tradizionale del termine, quanto piuttosto a dialogare con essa attraverso una sensibilità contemporanea. Un principio evidente lungo tutta la sfilata, costruita come una riflessione sul rapporto tra corpo, volume e costruzione sartoriale.

L’ispirazione arriva dalla scultura, da artisti come Alberto Giacometti, Henry Moore e Constantin Brâncuși, ma anche dalla pittura barocca spagnola. Tuttavia questi riferimenti non vengono tradotti in citazioni letterali. Si trasformano invece in volumi, proporzioni e superfici che ridefiniscono il modo in cui gli abiti occupano lo spazio.

In questo contesto la borsa da giorno smette di essere un semplice accessorio funzionale e diventa parte integrante della costruzione estetica.

Quando l’artigianato trasforma un’icona commerciale in un pezzo unico

La forza della Le City couture non risiede esclusivamente nei cristalli Swarovski. È il processo a renderla significativa.

Balenciaga costruisce infatti un dialogo tra uno degli accessori più riconoscibili del lusso contemporaneo e le tecniche più sofisticate dell’Alta Moda. È la stessa filosofia che attraversa l’intera collezione, nella quale materiali tradizionalmente pesanti vengono alleggeriti attraverso nuove costruzioni, mentre ricami monumentali convivono con silhouette dalla sorprendente fluidità.

I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan il livello di complessità raggiunto. La collezione comprende 24.150 piume in satin stampate, applicate singolarmente con tecniche mutuate dalla gioielleria, 8.000 petali dipinti a mano, corsetti costruiti esclusivamente attraverso le cuciture e superfici ricamate che sembrano quasi dissolversi sulla pelle.

All’interno di questo racconto la City Bag non appare come un elemento estraneo, ma come la naturale prosecuzione dello stesso linguaggio.

Daniele Conforti