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Borse di Prada: la Primavera 2027 ridefinisce l’accessorio maschile

Non più una borsa da portare, ma un oggetto da innestare direttamente sul corpo. Nella collezione maschile Primavera/Estate 2027, presentata il 21 giugno alla Fondazione Prada durante la Milano Fashion Week, Miuccia Prada e Raf Simons riducono la distanza tra abito e accessorio fino quasi ad annullarla. Le Borse di Prada non accompagnano il look: vi si agganciano, ne modificano l’equilibrio, diventano parte della sua costruzione.

Pouch quadrate, custodie rettangolari, piccoli borsoni e contenitori triangolari sono fissati ai passanti dei pantaloni o sospesi a cinture utility. Una soluzione netta, persino scomoda nella sua intenzione progettuale, che sposta la conversazione dalla semplice desiderabilità alla relazione fisica tra oggetto e persona. Prada non cerca di disegnare l’ennesima it-bag maschile. Sta verificando quanto una borsa possa avvicinarsi alla definizione di indumento senza perdere la propria funzione.

 

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L’accessorio entra nell’architettura del look

Il punto di partenza della collezione è “Clarity”, chiarezza: una sottrazione ragionata di complicazioni, decorazioni e virtuosismi automatici. La silhouette viene ristretta, i volumi controllati, i capi quotidiani sottoposti a una revisione quasi clinica. Jeans, giacche in denim, T-shirt, blazer e blouson in pelle costituiscono il lessico essenziale dello show. Raf Simons lo ha descritto attraverso l’immagine della “pasta al pomodoro”: pochi ingredienti, nessuna possibilità di nascondere un errore.

La semplicità, in questo caso, è il risultato di una lavorazione complessa. Materiali tecnici, termosaldature, stampe e superfici traslucide intervengono su forme apparentemente familiari. Le giacche di jeans vengono tagliate come camicie aderenti; il denim abbandona spesso il blu tradizionale; i completi assumono la consistenza del nylon bianco semitrasparente. Persino Miuccia Prada, che ha dichiarato di non aver mai indossato jeans, li sceglie come fondamento di una collezione costruita sul capo più universale e meno esclusivamente “fashion” del guardaroba.

 

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È all’interno di questa grammatica che le borse acquisiscono precisione. Non aggiungono ornamento, organizzano il corpo. Le pouch strutturate pendono dalla cintura all’altezza della coscia, mentre i mini duffle in vitello morbido o Re-Nylon acceso restano vincolati a chi li indossa. L’accessorio non è più una presenza autonoma scelta alla fine: viene previsto insieme al pantalone, al gesto, alla postura.

Borse di Prada, dal Re-Nylon al triangolo indossabile

Il Re-Nylon rimane uno dei codici più riconoscibili della maison, ma per la Primavera 2027 viene trattato meno come materiale simbolico e più come infrastruttura pratica. Nato dall’evoluzione del nylon industriale introdotto da Prada alla fine degli anni Settanta e diventato centrale negli anni Ottanta, oggi ritorna in formati compatti: micro-contenitori progettati per custodire l’essenziale senza occupare le tasche.

Le forme alternano geometrie quadrate e rettangolari alla sagoma del triangolo Prada, trasformata da logo applicato a volume funzionale. È un passaggio rilevante: uno dei segni più immediatamente riconoscibili del marchio smette di limitarsi alla superficie e diventa esso stesso una borsa. Il branding non viene ingrandito né esasperato; prende corpo.

Accanto al nylon, il vitello morbido introduce una tensione più tattile. I piccoli duffle conservano l’idea del borsone da viaggio, ma la riducono fino a renderla quasi personale, intima. Il risultato non è una miniatura decorativa: è un formato calibrato sulle abitudini contemporanee, fatto per contenere smartphone, carte, auricolari e pochi altri oggetti. La capacità diminuisce, mentre aumenta il peso visivo e identitario dell’accessorio.

Una borsa maschile che non deve più dimostrare nulla

La moda uomo ha trascorso anni a legittimare la borsa attraverso categorie rassicuranti: messenger, zaino, ventiquattrore, tote. Prada elimina la necessità di questa giustificazione. Le sue proposte non cercano una virilità convenzionale e non insistono sul linguaggio ormai esausto del genderless. Semplicemente, trattano la borsa come un componente ordinario del vestirsi.

Anche la presenza di modelle nella sfilata rafforza questa posizione. I capi vengono presentati fuori da un’identità di genere rigida, senza che ciò diventi un espediente narrativo. Come ha spiegato Simons, l’obiettivo era rompere la percezione di ciò che viene considerato lusso tipico nell’alta moda. Miuccia Prada ha sintetizzato la questione con maggiore asciuttezza: «La moda è ciò che pensi sia giusto indossare in quel momento».

La scelta di fissare le borse ai pantaloni produce però una frizione concreta. I primi commenti apparsi online hanno sollevato dubbi sulla portabilità: il peso che tira il tessuto, l’oggetto che urta la coscia durante il passo, il rischio che la soluzione funzioni meglio in passerella che in città. È un’obiezione legittima e, probabilmente, prevista. Prada raramente propone un oggetto senza introdurre anche una domanda sul modo in cui verrà usato.

Daniele Conforti