Lusso in Asia: come il mercato orientale detta le regole del gioco
Il lusso non sta rallentando ovunque. Sta scegliendo dove accelerare. Mentre il settore europeo misura con prudenza ogni punto percentuale, l’Asia continua a comportarsi come il laboratorio più avanzato del desiderio globale: meno prevedibile della vecchia Cina post-pandemica, più stratificata, più culturale, più digitale. Nel 2026 parlare di luxury fashion Asia 2026 significa parlare di Cina, Corea, Giappone, Hong Kong, Singapore, ma anche di una nuova grammatica del consumo in cui il prodotto non basta più. Conta il rito, conta la community, conta il contenuto, conta il mercato secondario.
Il caso Moncler è il più interessante proprio perché arriva in controtendenza. Nel 2025 il gruppo ha superato i 3,1 miliardi di euro di ricavi, con una redditività ancora superiore al 29% e una liquidità vicina a 1,5 miliardi. Ma il dato che racconta davvero la direzione del mercato è geografico: l’Asia, includendo Cina, Corea e Giappone, pesa per circa il 52% dei ricavi del brand Moncler, contro il 33% dell’area EMEA. Non è una semplice distribuzione dei fatturati. È una mappa del potere.
Il fenomeno del revenge spending e oltre
Per anni l’Asia è stata raccontata attraverso una formula troppo comoda: revenge spending. Dopo le chiusure, i consumatori tornano a comprare, le boutique si riempiono, il lusso recupera terreno. Ma nel 2026 quella lettura è insufficiente. Il mercato asiatico non sta solo “recuperando” acquisti sospesi: sta rinegoziando il significato stesso del lusso.
La Cina è l’esempio più evidente. Dopo la fase euforica del post-pandemia, il cliente cinese è diventato più selettivo, più informato, più sensibile alla qualità percepita. Non basta più essere europei, costosi e visibili. Serve una relazione culturale. Moncler lo ha capito scegliendo Shanghai, a fine 2024, per il lancio della linea Genius: non una destinazione casuale, ma una dichiarazione di centralità. Remo Ruffini ha rivendicato il rapporto del brand con la città, aperto nel 2009 con il primo store e trasformato negli anni in una piattaforma di immaginario. Il risultato si vede nei numeri: nel quarto trimestre 2025 la Cina ha segnato una crescita a doppia cifra, mentre l’Asia nel suo complesso ha accelerato rispetto al trimestre precedente.
Questa è la nuova market dynamics del lusso asiatico: meno dipendenza dalla sola espansione retail, più capacità di attivare eventi, storytelling, collaborazioni, presenze urbane.
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Moncler e Shanghai: quando il piumino diventa codice culturale
Moncler non cresce in Asia perché vende un prodotto funzionale. Sarebbe una lettura pigra. Cresce perché ha trasformato il piumino in un oggetto di performance sociale: tecnico, urbano, visibile, collezionabile. Genius ha lavorato esattamente su questo terreno, moltiplicando collaborazioni e codici estetici, rendendo il brand più vicino al linguaggio dei drop, della scarsità e dell’esperienza.
Shanghai ha funzionato perché è una città in cui il lusso non vive più solo nei mall, ma nelle immagini. È una capitale dell’ibridazione: moda, architettura, nightlife, tecnologia, celebrity culture, social commerce. Lanciare Genius lì ha significato parlare a un consumatore che non separa acquisto e contenuto. Prima vede, poi salva, poi cerca, poi confronta, poi compra. E spesso rivende.
È qui che Asia ed Europa diventano interconnesse. Un lancio a Shanghai può modificare la domanda a Milano, Parigi o Londra. Un trend nato a Seoul può rendere improvvisamente desiderabile una silhouette negli showroom europei. Un capo indossato da una celebrity coreana può accelerare le ricerche globali in pochi giorni.
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Daniele Conforti
