Quali Paesi spendono di più per il lusso? La classifica 2026
Il lusso non si misura più solo in boutique, scontrini e indirizzi storici. Si misura in ricerche online, crescita di mercato, spesa pro capite e ossessione culturale. Il Luxury Love Index di FashioNica, costruito su venti Paesi e su tre indicatori decisivi — quanto si spende, quanto si cerca, quanto cresce il mercato — fotografa un fenomeno preciso: la crisi del luxury fashion non ha spento il desiderio. Lo ha reso più selettivo, più geografico, più leggibile.
In un momento in cui molti gruppi del lusso stanno rallentando, i consumatori con maggiore potere d’acquisto continuano a orientare il mercato. Non comprano soltanto prodotti: comprano appartenenza, status, continuità visiva. E il dato più rilevante non riguarda solo chi spende di più, ma dove il lusso è diventato una grammatica quotidiana.
Svizzera, Hong Kong, Emirati: il podio dei big spender
La Svizzera guida la classifica come Paese più “ossessionato” dal lusso. Ogni abitante spende in media oltre 560 dollari all’anno in beni di alta gamma, tra moda, accessori e boutique shopping. Il dato non vive isolato: circa una persona su cinque cerca ogni mese online brand come Louis Vuitton, Hermès o Dior, mentre il mercato svizzero del lusso è cresciuto di quasi il 25% negli ultimi cinque anni. La Svizzera non è soltanto un Paese con forte capacità di spesa; è un territorio dove il lusso viene assorbito come abitudine culturale, non come eccezione.
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Hong Kong occupa il secondo posto, ma detiene un primato più tagliente: è il mercato con la spesa individuale più alta, superiore ai 730 dollari all’anno per persona. Anche in presenza di un raffreddamento economico locale, il desiderio non si è ritirato. Una persona su cinque continua a cercare online brand luxury ogni mese, segnale di un rapporto persistente, quasi nervoso, con l’esclusività. Hong Kong resta una città dove il lusso non è solo acquisto, ma linguaggio urbano.
Gli Emirati Arabi Uniti chiudono il podio con il dato di crescita più aggressivo. In cinque anni, il settore luxury è salito di quasi il 50%, passando da circa 2,7 a 4 miliardi di dollari di fatturato. La spesa media supera i 420 dollari annui per abitante, ma il punto non è soltanto economico: qui il lusso si intreccia con lifestyle, ospitalità, architettura, retail experience e immaginario digitale. È un mercato giovane, rapido, ambizioso, dove la boutique non è più solo punto vendita ma palcoscenico.
Australia e Regno Unito: quando il lusso diventa aspirazione digitale
L’Australia arriva quarta, con un mercato cresciuto del 30% in cinque anni e un fatturato superiore ai 7 miliardi di dollari. La spesa media supera i 260 dollari annui per persona, ma il dato davvero interessante riguarda la frequenza delle ricerche online. L’Australia è tra i Paesi in cui i brand luxury vengono cercati con maggiore intensità, a conferma di un passaggio decisivo: il lusso non è più solo possesso elitario, ma desiderio accessibile, osservato, salvato, confrontato, rimandato.
Il Regno Unito chiude la top five con una posizione strategica nel lusso europeo contemporaneo. La spesa media è di circa 240 dollari all’anno per abitante, mentre il mercato raggiunge oltre 16 miliardi di dollari di fatturato annuo. Ma il vero capitale britannico è digitale: circa una persona su quattro cerca ogni mese brand di lusso online, uno dei dati più alti dell’intera ricerca insieme all’Australia. Londra continua a comportarsi come un osservatorio privilegiato: qui la moda viene consumata, discussa, rivenduta, archiviata e rilanciata.
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Daniele Conforti
