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Questa campagna di Gucci segna il ritorno delle borse logate

Non è un ritorno nostalgico, è una presa di posizione. La nuova campagna Gucci orchestrata da Demna interviene con precisione chirurgica su uno dei codici più divisivi del lusso recente: il logo. Dopo anni di minimalismo ostentato e silenzioso, le borse logate tornano a occupare lo spazio visivo con un’intensità che non chiede il permesso, ma costruisce desiderio. E lo fa nel momento più strategico possibile, quando le nuove direzioni creative devono affrontare il banco di prova reale: il mercato.

Il 2026 è l’anno della verifica. Le collezioni viste nel 2025 arrivano in negozio, e il pubblico – quello vero, fuori dal sistema moda – decide cosa resta. Gucci risponde con una narrazione compatta, dove prodotto, immagine e casting convergono. Il risultato è una campagna che non si limita a presentare accessori, ma definisce un posizionamento preciso: il logo non è più un eccesso, è identità dichiarata.

Borse logate: Giglio e Borsetto, anatomia di due nuove icone

La costruzione passa da due modelli chiave. La Giglio, già introdotta con la Cruise 2026, si è imposta in pochi mesi come una delle borse più riconoscibili della maison. Linea contemporanea, struttura pulita, ma soprattutto un uso calibrato dei codici storici: Web stripe e GG Monogram integrati senza rigidità. È una borsa che funziona perché non cita l’archivio, lo aggiorna.

Accanto, la Borsetto. Più recente, più compatta, più diretta. Una silhouette a bauletto con manici allungati e hardware equestre che richiama il morsetto, elemento identitario Gucci. Il naming stesso – una fusione tra “borsa” e “morsetto” – è già dichiarazione di intenti. In poche settimane è passata da novità a oggetto ad alta rotazione, segno che la strategia non è solo estetica ma commerciale.

Entrambe condividono un punto cruciale: sono pensate per essere immediatamente leggibili. In un mercato saturo, la riconoscibilità torna ad essere valore.

 

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Borse logate e immagine: la campagna costruisce desiderio, non lo racconta

Kate Moss ed Emily Ratajkowski non sono scelte casuali, sono due poli. Moss incarna l’archetipo Gucci, una memoria visiva che attraversa decenni, mentre Ratajkowski rappresenta una contemporaneità iper-consapevole, costruita sui social e sull’immagine. Insieme, creano un ponte generazionale perfettamente calibrato.

Negli scatti di Mert & Marcus, le borse non accompagnano il look: lo dominano. Il corpo è spesso ridotto a superficie su cui l’accessorio si appoggia o si impone. Nei video diretti da Bardia Zeinali, il concetto si amplifica: le borse si moltiplicano, invadono lo spazio, diventano presenza quasi ossessiva. È una costruzione visiva coerente con la dichiarazione di Demna: “Voglio sedurre. Voglio essere tentato”.

La seduzione passa anche da un’estetica esplicita. GG Canvas, suede, pelle nera: materiali che non cercano discrezione ma impatto. In alcuni frame, le borse coprono direttamente il corpo nudo, trasformandosi in oggetti liminali tra accessorio e dichiarazione sensuale.

Il ritorno delle borse logate è un segnale di mercato, non solo di stile

Il dato più interessante non è estetico, è sistemico. Il ritorno delle borse logate coincide con un cambio di comportamento del consumatore. Dopo stagioni dominate dal “quiet luxury”, cresce la domanda per prodotti immediatamente identificabili. Non è solo esibizione: è bisogno di appartenenza visiva, soprattutto tra le nuove generazioni.

Gucci spinge questa dinamica senza compromessi, arrivando anche a estremizzarla con modelli maschili logati e decorati, già tra i più discussi online. Una scelta che conferma una direzione precisa: l’accessorio torna ad essere segno, simbolo, dichiarazione frontale.

In questa campagna non c’è spazio per l’ambiguità. La borsa non completa il look, lo sostituisce. E soprattutto, lo definisce prima ancora che esista.

Daniele Conforti