La crisi del lusso colpirà anche Hermès?
La Birkin continua a vendere. È il resto dell’universo Hermès a rendere meno convincente l’idea di una maison impermeabile alla crisi. Nel terzo trimestre del 2026 la pelletteria cresce a doppia cifra, mentre abbigliamento, accessori e orologi arretrano. Intanto, sul mercato secondario, si riduce il sovrapprezzo riconosciuto ad alcune delle borse più richieste. Tre segnali diversi, che raccontano una tensione precisa: il desiderio per l’oggetto resiste, la fiducia nella sua crescita illimitata comincia a cedere.
Hermès cresce ancora, ma delude le aspettative
I risultati pubblicati il 22 ottobre fotografano un’azienda in espansione: 4,096 miliardi di euro di ricavi trimestrali, in aumento del 4,3% a cambi costanti. Gli analisti si aspettavano il 5,2%. Nei primi nove mesi il fatturato raggiunge 12,26 miliardi, con una progressione del 5,5% al netto delle oscillazioni valutarie. Il rallentamento riguarda dunque la velocità della crescita, non una contrazione complessiva delle vendite.
Per Hermès questa distinzione pesa particolarmente. La reputazione di eccezione del settore aveva alimentato aspettative elevate: clientela facoltosa, produzione controllata, distribuzione selettiva e prodotti capaci di attraversare le stagioni. Quando un’azienda viene valutata anche per la sua presunta capacità di sfuggire alle difficoltà altrui, crescere meno del previsto diventa una notizia. Il fatturato sale; la certezza che possa continuare a farlo con lo stesso slancio si indebolisce.
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Birkin e Kelly sostengono Hermès, gli altri acquisti frenano
La divisione pelletteria e selleria registra un +10,8% nel trimestre, arrivando a 1,912 miliardi di euro. Il prêt-à-porter e gli accessori scendono invece del 2%; gli orologi perdono il 6%. Profumi e bellezza avanzano del 7,5%, mentre seta e tessuti si fermano al +1,4%. La divergenza suggerisce una domanda sempre più selettiva: il richiamo delle borse iconiche rimane forte, ma non si trasferisce uniformemente alle altre categorie.

Anche la geografia richiede precisione. L’Asia-Pacifico escluso il Giappone resta stabile nel trimestre: il +1,9% riguarda invece l’Asia complessiva, includendo il mercato giapponese, cresciuto del 9,6%. Le Americhe avanzano dell’8,8%, l’Europa del 7,2%, mentre l’area che comprende prevalentemente il Medio Oriente arretra del 4,5%. Identificare tutta l’Asia con la Cina nasconderebbe queste differenze. La debolezza cinese conta, ma convive con mercati ancora dinamici.
Perché le azioni scendono mentre le vendite aumentano
Il 22 ottobre il titolo ha registrato forti perdite durante le contrattazioni, portando il ribasso dall’inizio dell’anno vicino al 40%. La distanza tra risultati commerciali e andamento azionario può sembrare contraddittoria, ma riflette due misure differenti: le vendite descrivono gli acquisti già avvenuti; la quotazione incorpora aspettative sui risultati futuri. Gli investitori stanno riconsiderando quanto pagare oggi per la crescita di domani.
Questo ridimensionamento non dimostra, da solo, che Hermès abbia perso prestigio o solidità. Segnala piuttosto una minore disponibilità a riconoscerle una valutazione eccezionale mentre il settore rallenta. Nemmeno confrontare il prezzo di una singola azione Hermès con quello di Kering o Brunello Cucinelli chiarisce quale società sia più forte: contano il numero dei titoli, gli utili, la capitalizzazione e le prospettive. Il cartellino dell’azione, isolato, dice poco.
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Daniele Conforti
