Maria Grazia Chiuri riporta in scena la Fendi Baguette originale per l’Autunno 2026
La Fendi Baguette non aveva bisogno di essere salvata. Aveva bisogno, semmai, di essere sottratta alle continue variazioni che negli anni ne hanno ampliato l’archivio fino quasi a nasconderne il progetto iniziale. Per l’Autunno 2026, Maria Grazia Chiuri sceglie quindi una direzione netta: tornare al codice 26424, alla silhouette compatta del 1997 e a quella proporzione precisa che ha trasformato una piccola borsa da spalla in uno degli oggetti più riconoscibili della moda contemporanea.
Disegnata da Silvia Venturini Fendi e presentata nella collezione Autunno/Inverno 1997, la Baguette prende il nome dal modo in cui si porta sotto il braccio, con la stessa immediatezza attribuita alle parigine e al loro pane quotidiano. L’origine del nome è quasi disarmante rispetto alla portata culturale raggiunta dalla borsa: oltre un milione di esemplari venduti nei primi venticinque anni, migliaia di versioni prodotte e una presenza televisiva che ne ha consolidato il mito ben oltre la passerella.
Il ritorno al codice 26424
La Baguette originale era costruita su un equilibrio difficile da replicare. La forma risultava essenziale, quasi rettangolare, mentre superfici, ricami, paillettes, pellicce, perline e pattern lavoravano in direzione opposta. Negli anni Novanta, dominati da un minimalismo severo, Fendi intuì che una silhouette semplice poteva sostenere il massimo grado di decorazione senza perdere precisione.
Maria Grazia Chiuri recupera proprio quella tensione. Per la sua collezione di debutto Fendi Autunno 2026, la designer riporta il modello alla struttura originaria e allo style code 26424, privilegiando la tracolla corta, il corpo aderente al fianco e quella portabilità sotto il braccio che aveva definito l’oggetto fin dall’inizio. Non è un aggiornamento costruito per rendere la borsa più funzionale secondo i criteri attuali. È un’operazione di filologia applicata al prodotto.
La scelta possiede anche un significato professionale. Prima di Dior e Valentino, Chiuri ha lavorato a lungo da Fendi, dove ha sviluppato insieme a Pierpaolo Piccioli una parte importante dell’universo accessori della maison. Il ritorno alla Baguette coincide quindi con un ritorno alla propria formazione, ma evita il sentimentalismo: il modello viene riproposto come strumento identitario, non come souvenir.
La Fendi Baguette non è mai diventata un reperto
La definizione di “it-bag” viene spesso utilizzata con eccessiva facilità, ma nel caso della Fendi Baguette conserva un fondamento preciso. La borsa non si limitò a vendere: generò desiderio seriale. Lo stesso cliente poteva possederne più versioni, perché ogni lavorazione ne modificava radicalmente la presenza. Non esisteva una sola Baguette da acquistare, ma una collezione potenzialmente infinita da costruire.
Il passaggio decisivo arrivò con Sex and the City. Sarah Jessica Parker, nei panni di Carrie Bradshaw, trasformò la Baguette viola con paillettes in un riferimento della cultura pop. La battuta “It’s not a bag, it’s a Baguette” rese il nome del modello comprensibile anche a chi non seguiva le collezioni. Fendi non aveva più soltanto creato una borsa di successo: aveva prodotto una categoria autonoma.
Non sorprende quindi che la nuova campagna torni proprio a Sarah Jessica Parker, affiancandola a Jessica Alba, Iris Law e altre personalità. Ogni immagine insiste sull’individualità della donna che la indossa, recuperando un principio centrale del progetto: la borsa non uniforma il look, ma assorbe l’attitudine di chi la porta.
Un revival necessario o una strategia troppo sicura?
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Daniele Conforti
