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Anthony Vaccarello sta per lasciare Saint Laurent?

Alle nove del mattino dell’8 settembre è bastato un hashtag — #allegedly, cioè “presumibilmente” — per agitare l’intera fashion industry. Secondo BoringNotCom, account Instagram diventato una sorta di agenzia stampa clandestina della moda, Anthony Vaccarello sarebbe pronto a lasciare Saint Laurent dopo dieci anni. Al suo posto arriverebbe Chemena Kamali, attuale direttrice creativa di Chloé ed ex Design Director della maison parigina. Una combinazione abbastanza precisa da sembrare plausibile, ma ancora priva dell’unica cosa che potrebbe trasformarla in notizia: una conferma ufficiale.

Da dove nasce il rumor sull’addio di Vaccarello

La voce non arriva dal nulla, ma procede per accumulazione. A inizio settembre Glitz aveva anticipato possibili cambiamenti ai vertici creativi dei marchi Kering in seguito all’arrivo di Luca de Meo. Prima ancora, la testata spagnola Invogua aveva sostenuto che il contratto decennale di Vaccarello non sarebbe stato rinnovato. Kering aveva smentito e l’articolo era stato rimosso, senza però arrestare la circolazione dell’indiscrezione.

 

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Al momento in cui scriviamo, né Saint Laurent né Kering hanno annunciato l’uscita del designer. Non risultano conferme nemmeno sulle principali testate internazionali di settore. Il condizionale, dunque, non è prudenza ornamentale: è l’unico tempo verbale corretto.

BoringNotCom conserva comunque un capitale di credibilità difficile da ignorare. In passato ha anticipato l’uscita di Olivier Rousteing da Balmain e il suo passaggio a Rabanne, oltre agli addii di Adrian Appiolaza da Moschino e Jonathan Anderson da Loewe. Non una fonte ufficiale, ma neppure un account abituato a lanciare nomi casuali per conquistare engagement.

Dieci anni che hanno riscritto Saint Laurent

Anthony Vaccarello è stato nominato direttore creativo nel 2016, dopo Hedi Slimane. Invece di cancellare il lavoro del predecessore, ne ha assorbito la tensione più affilata, ricomponendola attorno a spalle monumentali, trasparenze controllate, pelle nera e una sensualità deliberatamente distante. La sua Saint Laurent non ha inseguito il ricambio compulsivo delle tendenze: ha martellato gli stessi codici fino a renderli immediatamente riconoscibili.

I numeri spiegano perché un eventuale divorzio apparirebbe tutt’altro che ordinario. Nel 2025 la maison ha generato 2,64 miliardi di euro di ricavi. Il dato segnava una contrazione compresa tra il 6% e l’8%, ma nella seconda parte dell’anno il rallentamento si era attenuato. Nei risultati semestrali del 2026, Kering ha poi segnalato il ritorno alla crescita del marchio, con un’accelerazione in quasi tutte le regioni, sostenuta soprattutto da Nord America ed Europa occidentale.

Oggi Saint Laurent è il secondo brand più grande del gruppo dopo Gucci e una delle sue attività più solide. Mentre Kering tenta di ridurre i costi e riequilibrare il portafoglio, sostituire il direttore creativo della maison che sta ritrovando slancio sarebbe una decisione ad altissima esposizione. Non impossibile, certo: nel lusso contemporaneo la stabilità non protegge più nessuno. Ma strategicamente difficile da decifrare.

Perché il nome di Chemena Kamali è credibile

Chemena Kamali non sarebbe una presenza estranea. Ha lavorato come Design Director di Saint Laurent dal 2016 al 2023, attraversando quasi per intero l’era Vaccarello prima di assumere la guida creativa di Chloé. Il suo arrivo nella maison di Richemont ha riattivato il boho con una precisione meno nostalgica: bluse leggere, pantaloni fluidi, Paddington Bag e una femminilità costruita senza sterilità minimalista.

In cinque sfilate, Kamali ha restituito a Chloé una riconoscibilità che mancava da tempo. Anche i dati disponibili sembrano premiarla: Richemont non comunica separatamente i risultati del marchio, ma il segmento Fashion & Accessories ha registrato una crescita del 9% tra aprile e giugno 2026. Lasciare adesso significherebbe interrompere un progetto appena entrato nella sua fase più fertile.

La conoscenza interna di Saint Laurent renderebbe il passaggio tecnicamente fluido, ma la differenza di scala sarebbe enorme: l’intera divisione “Other” di Richemont, che comprende Chloé, Alaïa, Montblanc e altri marchi, ha prodotto 2,73 miliardi di euro in un anno, poco più del fatturato della sola Saint Laurent.

Il rumor, quindi, possiede nomi, precedenti e un contesto aziendale credibile, ma non ancora prove. Vaccarello potrebbe davvero prepararsi a chiudere il suo decennio più importante; per ora, però, l’unico fatto è che Saint Laurent continua a funzionare con lui. Ed è proprio questo a rendere l’eventuale addio molto più interessante di un normale cambio di poltrona.

Daniele Conforti